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Le storie affascinanti di 3 Gin Storici

“Il gin tonic ha salvato più vite e menti di inglesi, che tutti i medici dell’Impero”

Sir Winston Churchill

 

Il gin è stato a lungo considerato come una piaga sociale, accusato di assuefazione e depredazione. Iniziò a riconquistare una certa credibilità quando fu associato a un siero amaro a base di chinino, che combatteva la malaria.

Nonostante il loro “oscuro” passato esistono gin con storie incredibili, tramandate per secoli.

Il Gin Monkey 47, ad esempio. Vi siete mai domandati per quale motivo un gin dovrebbe chiamarsi Monkey? E soprattutto a cosa si riferisce il numero 47?

Ebbene, la storia del gin Monkey 47 sembra uscita da un libro di avventura.

Nel 1945 il comandante della Royal Air Force Montgomery Collins è a Berlino per ricostruire la città distrutta dalla guerra. Qui, stringe amicizia con Max, una scimmietta dello zoo cittadino. Qualche anno più tardi, nel 1951, Collins lascerà l’esercito e si ritirerà nella Foresta Nera. Dopo un iniziale insuccesso come orologiaio, decide di aprire, in quel contesto fiabesco, un albergo che chiamerà The Wild Monkey, in ricordo di Max.
La passione per il gin, conosciuto in Asia, lo spinge a produrne uno, casalingo, che racchiudesse gli elementi naturali della sua nuova casa, la Foresta Nera, l’esotismo orientale e gli ingredienti della tradizione britannica. Passarono gli anni e la ricetta segreta di Collins sembra essere perduta per sempre.
Fino a quando, durante i lavori di ristrutturazione dell’edificio, viene ritrovata una misteriosa scatola in legno con un’etichetta, decorata a mano dall’ex comandante della RAF, con lo schizzo di una scimmia e le parole Max the Monkey. In una lettera vengono ritrovati appunti e dettagli dei botanicals originali con cui Collins, da autodidatta, aveva dato vita al suo gin.

Una notizia che affascina e seduce l’allora manager di Nokia negli Stati Uniti, Alexander Stein, tanto che nel 2008 rileverà la proprietà che vide nascere the Wild Monkey e fonderà una distilleria, affidando al pluridecorato distillatore, Christoph Keller, l’arduo compito di ricreare il gin.
All’inizio sembrò un’impresa impossibile, ma dopo anni di ricerca e di tentativi, Stein e Keller crearono Monkey 47, un gin unico nel suo genere composto da 47 botanicals.
E se il sapore è così unico, l’involucro non può essere da meno: perfetta unione tra estetica e protezione. L’anello metallico sulla bottiglia è stato inciso con la scritta “Unum ex pluribus”, premessa e promessa di esclusività e rarità. Il vetro scuro è studiato ad hoc per proteggere Monkey 47 dai dannosi raggi UV, mentre il sughero, materiale con cui è stato creato il tappo, permette di sigillare il prodotto e proteggerlo da qualsiasi impurità esterna. Una bottiglia che è un vero e proprio omaggio all’epoca Vittoriana: la sua forma è la rivisitazione di un vecchio recipiente legato al mondo farmaceutico, mentre l’etichetta, un francobollo lavorata a mano, racconta la storia di Monkey 47.

Parliamo ora del Fifty Pounds, gin che prende il suo nome dai tempi lontani in cui i distillatori londinesi erano sottoposti al pagamento di una tassa, appunto, di 50 sterline dell’epoca (Fifty Pounds).
L’azienda produttrice, la “Thames Distillers”, Fifty Pounds è una piccola distilleria della zona sud – orientale di Londra, in attività da oltre due secoli e appartenente a una famiglia di antiche tradizioni produttive; il Master Distiller è fra l’altro il Presidente dell’Associazione dei Distillatori Inglesi.
Nonostante gli inglesi ne rivendichino la paternità, è interessante sapere che il gin è nato in Olanda verso la metà del Seicento ad opera di un medico che cercava di curare i soldati olandesi ammalati di febbre nelle Indie Orientali.
Dal rimedio terapeutico al piacere del gusto il passo fu breve, conquistando l’Inghilterra e contrastando il cognac dei rivali francesi.

Ultimo, ma non ultimo, tra i gin che vi raccontiamo oggi, rimane l’Elephant Gin.

L’Elephant Gin non è il classico London dry Gin, è un gin che viene preparato a mano usando solo ingredienti selezionati che esprimono la vera essenza africana. Ispirato dalle scoperte e dagli spiriti degli esploratori del diciannovesimo secolo, l’Elephant Gin viene distillato con quattordici ingredienti unici, tra cui il “superfrutto” del Baobab, la pianta Buchu (molto simile al ribes nero) e l’artemisia africana che dona quel gusto secco e floreale. Questo gin viene prodotto in piccole serie di 800 bottiglie ed è realizzato appena fuori Amburgo con il metodo tradizionale della distillazione in rame.
Il legame con l’Africa è ben evidente, e gustando l’Elephant Gin si aiutano 2 enti, Big Life Foundation e Space for Elephants, che lottano per salvaguardare l’elefante africano, ben il 15% del ricavato è destinato a questo scopo.
Oltre al gusto, l’Elephant Gin si distingue grazie al suo packaging originale, studiato in ogni minimo dettaglio. Le illustrazioni rendono il design unico e autentico, affiancato da un lettering che cattura la vera essenza africana, insieme ad altri piccoli dettagli tra cui il tappo di sughero e lo spago sul collo della bottiglia, preparata a mano prima di essere riempita.
I lotti sono contraddistinti con il nome dell’elefante in carne e avorio che si contribuisce ad aiutare, richiama in maniera molto evocativa i viaggi nell’epoca coloniale e le scoperte di quegli elementi che ritroviamo nell’Elephant Gin.